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San Michele: i falò, le fiaccole

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San Michele: i falò, le fiaccole, il ramoscello del maio

“Quasi tutto il mese di maggio era dedicato ala festa di San Michele Arcangelo. Si sentiva
l’ebbrezza della primavera, della campagna già promettente di ricchezza e della festa del Santo
Protettore che si celebrava, come oggi, l’8 di maggio. Erano allegri soprattutto i ragazzi, i quali, il giorno prima della festa si recavano a frotte nella “timpa” di San Rocco, raccoglievano dei ramoscelli si acero (
u màie), e quando ritornavano in paese li appendevano alle porte, proprio come ricorda il Frazer per i ragazzi della Svezia: “il primo maggio in alcune parti della Svezia, i ragazzi fanno il giro di tutte le case cantando canzoni di maggio, il cui ritornello è una preghiera per avere bel tempo, raccolto abbondante… “ .
Quindi, quel ramoscello di “majo”, che non è altro che
l’albero di maggio ricordato dallo stesso
Frazer, e che è già scomparso dalla nostra tradizione, era un antico retaggio, comune a tutti i paesi del Mediterraneo dove era assai vivo il culto animistico dell’albero.
La festa di San Michele, caratteristica per la sua lunga processione, per l’incanto dei prodotti tipici locali donati dai fedeli, per i falò, per fiaccole di teda, e per i fuochi d’artificio, era ritenuta la più bella e la più allegra di Albidona”.

(Appunti per la tesi di Titti Gioia - 1978)

Fonte: Giuseppe RIZZO




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