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Don Giulio Rizzo

Arte e Cultura > Poesie su Albidona

don Giulio Rizzo
(1916-1982)

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Albidona
(1948)

Cinta di monti, digradanti al piano,
in faccia al mar tu sorgi su di un colle.
Torbido scorre e mormorando a valle
Il Saraceno.

Greci e Romani, vincitori e vinti,
passar vedesti e Sibari lontano
da le furenti scomparir del Crati
onde sconvolta.

Da la tua rocca contemplavi immota
l'ardua tenzone. Diruto or nel sonno
tace sepolto, polvere e rovina
Il tuo maniero.

Non più degli avi, fiaccola di vita,
lo spirito scese nel pensier dei figli.
Ognun distrusse edificando solo
casetta e vigna.

Curvo lavora su la dura zolla
il contadino; col sudore della fronte
guadagna il pan, che a numerosa
prole dispensa.

E tristi e soli, lungi da la Patria,
vanno i tuoi figli tra straniere genti,
carchi di cenci, spinti dal desio
d'altra fortuna.

Vanno lontano e ne le sconfinate
terre del mondo trovato novello
tetto ospitale ed il ritorno in Patria
più non rifanno.

Al mio paesello

Salve ! Con esultanza ti rivedo,
paesello natio, sotto i raggi
infuocati del sole che selvaggi
sentier penètra col suo splendore.
Da questo colle vestito di boschi,
al piano dolcemente digradante,
al mar tu guardi al sol scintillante,
al mar che gesta d'eroi pur canta.

Greci e Romani quivi a la tenzone
froci vennero il dardo a provare
e tu sicuro sul colle a guardare
e muto stavi la lor follia.

Salve ! Quivi con tenero piedino
i primi passi mossi. Tu sospiri
e lacrime accogliesti, ora i martiri
de l'alma mia affranta tu raccogli.

(dalla raccolta Juvenilia, 1941, p.37)




Della terra di Campochiaro



De la terra che fu dei Campochiaro io fui;
quanto è cambiata d’allora !
Gli abitanti cattivi diventaro ...

Come s’illudono vittoria cantare
quei che lassù tengon la gente oppressa
eternamente il giogo a sopportare !

Popol, che soffri, come leonessa
eleva il capo da la tua bassezza
e su gli ingiusti fa feroce riscossa.
(da Poesie sparse e inedite)

Da Mostarico


Io son della terra
che da Mostarico si volge al mare:

Prete fui e lo sono in questa terra,
ché il sacro Crisma non si cancella
da l'alma mai di chi peccando erra.

(da Poesie sparse e inedite)




Al paesello...


Al paesello, di ricordi pieno,
al focolar, che fanciull l’accolse,
torna la mente, mentre l’occhio triste lacrima bagna.

(dalla raccolta Juvenilia, 1941- Il missionario nel deserto, Jiuvenila, p. 85)




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