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Gli Scillone

Arte e Cultura > Personaggi Antichi

Fedele Scillone, Giudice di pace nel decennio francese
(1754-1814)

Fedele Scillone, figlio Michele e Anna Maria Manfredi, ha tre fratelli preti: Vincenzo, Benedetto e
Francesco. Si sposa con Maria Teresa Lavena. I suoi figli sono: Antonio, Felicia e Chiara. Nel 1808
Fedele Scillone, con diploma di Gioacchino Napoleone (Murat), viene nominato Giudice di pace
Aggiunto di Amendolara.
Antonio Scillone
(1799-1856) . Sposa la signora Angela Rago (fu Salvatore), vedova di Gerolamo
Oriolo (1).
I suoi figli: Fedele (1810c. morto a Spezzano Alb.), Michele (1811-1877), G.Battista (1824-1861),
Fedela F.ca (1818-1877), Maria Teresa (1830-1884), Anna Maria (1831-1911), MariaGiuseppa
(1816-1861). Antonio Scillone e suo figlio Gianbattista sono due dei 25 processati per i fatti del
’48.
(1) Angiola Rago si era sposata con il massaro Gerolamo Oriolo, figlio di Leonardo (degli Giommàrio) e Domenica
Drogo. Il marito muore a 36 anni, nel 1809. Nello stesso anno muore anche il figlioletto Leonardo. Quindi, la Rago si
sposa subito con Antonio Scillone.

Michele Scillone, vice pretore di Albidona
(1811-1877)

Michele Scillone, figlio di Antonio e di Angela Rago, marito di Maria Solano; 1844 (24 mag.). Da
un atto del notaio Sarubbi di Roseto, apprendiamo che Michele Scillone, di Antonio e Maria
Solano, minore, sono autorizzati a contrarre matrimonio. Nel 1890, lo stesso Michele Scillone,
fratello di Gianbattista, il condannato politico del ’48), risulta il Vice Pretore di Albidona.
Il penultimo Antonio Scillone (1866-1938); figlio di Michele e di Maria Solano “Cavaliereesattore-
farmacista”, è sposato (aprile 1892) con Maddalena Lufrano.


Michele Scillone
(nipote del Vice pretore)

Figlio di Don Antonio Scillone e di Donna Maddalena Lufrano, dopo aver fatto la guerra del 1915-
18, diventò un noto personaggio della Pubblica Sicurezza. Prima era maestro delle elementari. In
seguito si trasferì al Nord e si inserì nella P.S. Lo mandarono in Sicilia, si vestì da straccione e
riuscì a fare arrestare diversi mafiosi dell’isola ma dovette scappare nel continente. Il suo colpo fu
descritto dai giornali e Don Michele diventò ancora più famoso.
Nel nord servì sempre nella Sicurezza e sposò la contessa Dei Petrella, si dice era fortemente amata
anche da un superiore molto più anziano di lui e della stessa compagna.
Don Michele, quando era a Brescia, fece affiggere un manifesto dove si invitavano i braccianti
locali a scendere In Calabria: in Albidona avrebbero trovato pane e benessere per tutta la vita.
Vennero tre famiglie di bresciani, ma quando videro il deserto delle terre di Albidona, scapparono
nuovamente al Nord. Ci rimasero soltanto due famiglie: i Claudio, soprannominati “Bresciani” e i
Pescazzeroli. Ma costoro non trovarono né il “pane bello” e né la fortuna. (
da C.M. – 21.3.2003)


Donna Adelaide Fiorini Petrella
(La contessa)

Adelaide Fiorini, di Fiorenti e Manibelli Giuseppina, anni 39. Moglie di don Michele Scillone. Egli, diventato
Commissario di Pubblica Sicurezza al Nord, durante il fascismo, conobbe e sposò questa donna, definita bellissima. Gli
Scillone dicevano che fosse figlia di un conte, quindi la chiamavano “la contessa”. D. Michele Scillone le aveva
descritto una Albidona come “bel paradiso”, la sua azienda agricola, che era una semplice masseria vicino alle pietrose
contrade Acci e Cacasòdo, era chiamata Panebello: “lì si produce il grano che fa il pane bello”; la casa paterna era un
palazzo, ma l’Albidona di quei tempi era un’altra. La contessa trovò un paese disastrato, senza acqua, senza rete
fognante e con i porci che vagano per il paese e che mangiavano anche dinanzi alle case dei benestanti. La signora
contessa Adelaide morì giovanissima, nel marzo del 1945, nello squallido deserto di Albidona



Fonte: G. Rizzo

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