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L’Armo di Mastroromano

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L’Armo di Mastroromano
(u rèiede’u diàvugue)


Siamo venuti, un’altra volta, in contrada “Destra”, di Albidona, per fotografare il cosiddetto “Gàrmo di Mastroromano”.
Questo è il “canale del cervo”, ... (u cuanàle ’i Mercatante). L’Armo di Mastroromano è appeso a picco nel dirupo, ed è poggiato su di una colonna di conglomeratio di argilla e pietruzze che sembrano cementetate.
Se provi a salire per il canale, ti assale la preoccupazione di vedertelo precipitare addosso. I contadini di queste contrade Papietro e Matosa, Mercatante e Serra Gavazzo, che ce l’hanno fatto
“scoprire”, raccontano storie e leggende di questo grosso blocco di arenaria che rassomiglia a un grande cubo di pietra. Un altro simile a questo si trova a Piano Crixia, in provinvia di Savona (Liguria).
I nostri amici del luogo non si spiegano l’origine e il significato del nome: perché viene denominato Mastro Romano ? Nei registri dell’archivio comunale e nei libri della parrocchia di Albidona non abbiamo incontrato questo cognome, ... che potrebbe essere pure un soprannome. Però, la parola “mastro” vuol dire artigiano, maestro di qualche arte.
Raccontano che, in tempi non precisati, vi fosse precipitato un artigiano, ----- forse un cacciatore che si chiamava Romano.
Qualcuno crede che l’Armo “d’u cuanàle’i Mercatante”, pure essendo in bilico nella “timpa” d’argilla, non cadrà mai, perché : “c’è sempre il diavolo che lo regge con una sola mano!”: “u rèiede’u diàvugue”.
Nessuno è riuscito a scalare l’Armo di Mastroromano; quel precipizio è pericoloso.
No; verso il 1925, il giovane Tommaso Paladino, che abitava con la sua famiglia, nella contrada Destra, prima di partire per l’America, volle fare una sfida: una sfida da eroe del secolo. Una sfida contro la paura degli altri e forse anche contro il diavolo. Ma soprattutto contro i genitori di una bella ragazza che egli amava e che gli era negata. I genitori dei lei non volevano che Tommaso, laborioso contadino e incantevole suonatore di zampogna, sposasse lo loro figlia.
Ebbene: una sera, Tommaso Paladino, con la sua inseparabile zampogna a tracolla, scese per il dirupo, si arrampicò sull’Armo di Mastroromano, si rizzò all’impiedi e fece la più bella serenata, verso la masseria della sua amata, che gli stava di fronte. I suoi amici che l’avevano seguito con tanta apprensione, restarono increduli ed emozionati.
Forse i genitori fremevano di rabbia, ma la ragazza ne rimase veramente incantata, ... e venne attirata come una colomba, ... come Ulisse che si fece ammaliare dalle Sirene di Scilla e Cariddi. Tommaso Paladino, dopo “l’impresa” di Mastroromano, prese il bastimento ed emigrò in Argentina, portandosi pure la sua zampogna. Dopo poco tempo, lo seguì anche la “tortorella” del suo cuore, e vissero felici e contenti, in quella terra lontana.



Fonte: Giuseppe Rizzo

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