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Sant'Angelo Piano Senise

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ALBIDONA: SANT’ANGELO DI PIANO SENISE


Un sito micaelico nel territorio di Albidona poteva essere quello di Sant’Angelo, di Piano Senise.
Infatti, Albidona si trova lungo la linea di confine, tra Cassano e Nocara.
1107. Una pergamena della badia di Cava de’ Tirreni cita il monastero greco di Santa Veneranda (o Santa Venera), detto anche Sant’Angelo Battipede (4). Questa abbazia si trovava nell’attuale contrada Piano Senise, e Sant’Angelo è come San Michele Arcangelo, dice il Fonseca, il quale aggiunge: “il culto micaelico ebbe un florido fiorire nel Basso Medioevo, durante le incursioni barbaresche” (5).
Di questo monastero nel territorio di Albidona parlano anche il Menervini, il Lanza, il Cappelli e il Russo.
L’altura di Piano Senise si trovava lungo la linea Longobarda, che passava certamente per l’attuale confine calabro-lucano e che corrisponde all’attuale provinciale per Alessandria del Carretto, o meglio alla vecchia “trazzèra” mandrile che da Trebisacce, attraverso Monte Mostarico e Albidona, si prolungava fino al Pollino.
Certamente, prima che sorgesse la grande abbazia di Santa Veneranda o di sant’Angelo, sul monte di Piano Senise, precisamente tra gli Anfratti del Timpòne Pico, vicino a
Santa Lanùra, i Longobardi avevano creato qualche sito dedicato all’Arcangelo Michele, da essi venerato dopo la conversione al cristianesimo.
A Piano Senise ci sono ancora tracce del monastero di Sant’Angelo; sottostante il pianoro, oggi coperto dalle ginestre, sotto il
timpone del Pico, o di Santa Lanùra, si trovano le citate grotte degli antichi eremiti di Sant’Angelo. Forse quei monaci si fermarono da queste parti per essere scampati al pericolo dei Saraceni, come dice il Telesca ? (6)
I vecchi di Albidona e quei contadini che abitano ancora in quella contrada, invece di Santa Veneranda, dicono “Santa Mirirànna”.
Proseguendo verso il Pollino, tra Alessandria del Carretto e Terranova di Pollino è la contrada San Migàlio, che forse vale per
Sancte Michael. Entrando nel cuore della Lucania, sono presenti Sant’Arcangelo e tanti altri siti mecaelici, di cui si continua a parlare (7).
1271. Anche nella caedula subventionis angioina viene ricordato il monastero di Sant’Angelo (greco bizantino) che dipendeva dall’Eparchia del Mercurion di Rossano.
1324. Domenico Vendola, nella sua Rationes decimarum Italiane nei secoli XII e XIV, Apulia, Lucania, Calabria, Arch. Vaticano, 1939, riporta alcune decime dove sono menzionati i presbiteri della chiesa intitolata a S. Michele Arcangelo. Quindi, si può supporre che la chiesa Madre di Albidona, un eremo o un sito micaelico esistevano già in quei lontani tempi, quando i Longobardi eleggevano a loro protettore l’Arcangelo Michele, al cui culto venivano pacificamente persuasi i loro nuovi sudditi del Mezzogiorno d’Italia.
1651 e 1694. Le iscrizioni sulle campane della chiesa Madre sono dedicate pure a san Michele. Le due campane sono state fatte fondere dagli emigrati albidonesi, stanziati a Chicago, nel 1907, ma sono stati riportati testi dell’antica iscrizione dei Castrocucco. La campana del 1651 è stata fatta per devozione di Giovanni Castrocucco. Ecco l’iscrizione che vi è incisa scritta: … S. Michael Arcangele difende nos in proelio. (san Michele Arcangelo, difendici
dalla guerra).
Invece, nella campana del 1694 si legge: Rinaldo Castrocucco.
S. Michael Arcangele difende nos et tronitrua frange…(San Michele, difendici e fai disperdere fulmini).
Nelle due campane sono incise la statua di San Michele e lo stemma dei Castrocucco.
La data del 1694 coincide col terribile terremoto dello stesso anno. L. Tedesca,
Forme e luoghi della venerazione-culto e insediamenti micaelici in Basilicata ricorda la ripresa del culto micaelico, a partire dal 700. Poi, vengono menzionati i terremoti del 1627, 1694 e la peste del 1656.

Altre tracce micaeliche in Albidona

Piazza San Martino. Un’altra traccia dei Longobardi; San Martino, come san Michele e San Giorgio, era un altro santo guerriero. In Albidona, l’attuale Piazza Risorgimento si chiamava San Martino. Forse c’era anche il culto di San Martino, invocato per la crescita dei prodotti agricoli.
La parola Ducato: anche il feudalesimo di Albidona finisce con il Duca di Campochiaro. Dux, capo e condottiero è una mansione del potere periferico dei Longobardi.
La chioccia d’oro. La tradizione della chioccia d’oro di casa Dramisino ci ricollega alla “Gallina dai pulcini d’oro” della regina longobarda Teodolinda (sec. VI), che, oltre alla corona ferrea di Monza, figura fra il Tesoro e le arti decorative dei Longobardi.
Le Congreghe religiose che incontriamo tra l’Ottocento e il Novecento, erano intitolate alla Madonna del rosario e a San Michele Arcangelo.
San Michele Arcangelo è Protettore e Patrono di Albidona. Il nome Michele è uno dei più diffusi in questo paese; fin dai tempi più lontani. Lo si fa per devozione al santo Protettore e per invocare anche la sua protezione. Tra le ricerche del prof. Ettore Angiò, viene fuori un documento del 1400, dove compare il nome “Migèle”, che è certamente Michele:
Registro della cancelleria di Luigi III d’Angiò per il ducato di Calabria 1421-1434, Ms. 768 della Biblioteca Mejanes di Aix in Provenza, Regesti dei documenti a cura di Isabella Orefice, introduzione di Ernesto Pontieri, Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, Roma, anno XLIVXLV (1977-1978), pag. 288 42) 1423, 27 ottobre, II - Aversa.
Nomina Antonio de Migaele di Albidona familiare domestico per i servizi da lui prestati, concedendogli la licenza di poter entrare nel ducato di Calabria con tre soci anche con armi proibite ed esentandolo dal pagamento di ogni contribuzione per i beni che possiede nel territorio di Ciccarno (f. 17).


Fonte: Giuseppe Rizzo

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